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Chiesa Cristiana Evangelica "dei fratelli" di Abbiategrasso

Gesù disse: "Io sono la via, la verità e la vita, nessuno

viene al Padre, se non per mezzo di me" (Giovanni 14:6)

Romani 8:28

 

Joni Tada era una ragazza allegra e sana, nata e cresciuta in una famiglia dinamica e sportiva. Tutto cambiò in un caldo pomeriggio di luglio del 1967, quando si recò con la sorella in spiaggia per una nuotata. Senza curarsi di controllarne la profondità, fece una scelta che le cambiò per sempre la vita: salì su una zattera ancorata al largo e si tuffò. La sua testa urtò contro qualcosa di duro, provò una strana scossa alla nuca. Quando la sorella la afferrò tra le braccia, si accorse immediatamente di aver perso la sensibilità del suo corpo.
 
Quell'incidente la costrinse a rimanere per mesi sdraiata su un macchinario che la teneva a faccia in su per alcune ore e, poi la ruotava al contrario per evitare che si formassero delle piaghe, che vennero comunque. Dimagrì moltissimo; perse l'entusiasmo per la vita che tanto l'aveva in precedenza caratterizzata, fino a sprofondare in una profonda depressione.
Joni era una credente; ciò nonostante, i pensieri che rivolgeva verso Dio erano pieni di odio e disprezzo: perché non è intervenuto? Perché non ha impedito che tutto questo mi accadesse?
 
Tuttavia, con il trascorrere dei mesi la rabbia si affievolì, la depressione cominciò a svanire; nonostante la sua comprensibile reazione, Dio stava abbattendo ogni sua ostilità, infondendo in lei un'innaturale sensazione di pace. Questa nuova condizione spirituale iniziò ad influenzare anche il suo fisico; poté riscontrarlo durante la terapia di rieducazione.
 
Poiché non aveva più alcun controllo sulle gambe e le braccia, imparò a scrivere tenendo una matita fra i denti.
Quando accade qualcosa di terribile a qualcuno che conosciamo, solitamente la nostra reazione è rimanere attoniti; quando accade a qualcuno che amiamo, oppure a noi stessi, la cosa si aggrava. Ci viene inferto un colpo talmente duro da sconvolgere tutta la nostra vita. Proprio come Joni, il nostro cuore può inizialmente reagire con odio verso Dio, per poi lasciare lentamente il posto alla depressione più profonda.
Eppure a volte la via che conduce a Cristo, mediante la quale Dio ci dona la salvezza sia dalla condanna del peccato che dall'influenza che esercita pesantemente sulla nostra vita, passa proprio per una grande sofferenza.
Tuttavia questa sofferenza, quando viene accolta da un cuore che si fida di Dio nonostante le circostanze, è in grado di produrre un grande cambiamento e donare la vera pace.
 
Tornando a Joni, sappiamo per certo che il progetto divino per lei non includeva una vita ricca di salute, ma uno spirito malleabile ed un cuore in grado di apprezzare sia ogni piccola gioia quotidiana che ogni persona che aveva accanto.
Imparò a gestire ogni difficoltà con pazienza e tolleranza non comuni e Dio la usò, e la usa ancora, per diffondere il vangelo e la speranza a tutti coloro che, come lei, non possono disporre del loro corpo come vorrebbero.
Questa è una delle sue frasi più celebri: “La mia sedia a rotelle è la prigione che Dio ha adoperato per liberare il mio spirito”.
Le vie di Dio sono diverse dalle nostre; come ha scelto di donare la vita ai peccatori mediante la morte di Suo Figlio, così a volte dona ai Suoi figli il senso più profondo della loro vita mediante la sofferenza.
 
Che il nostro cuore sappia adorarlo anche per questo.
 
Patrick Galasso